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Dr.ssa Branca Fabiola Giuseppina

MEDICO CHIRURGO - SPEC. IN FISIATRIA

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DISBIOSI INTESTINALE 

E SINDROME DA DEFICIT DI DAO

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Quando l’intestino non riesce più a smaltire l’istamina e tutto l’organismo ne risente

L’intestino è molto più di un organo digestivo: è un ecosistema complesso che dialoga costantemente con il cervello, il sistema immunitario e quello ormonale.
Quando questa comunicazione si altera — a causa di stress, alimentazione scorretta, farmaci, infezioni o squilibri ormonali — si sviluppa uno stato di disbiosi intestinale, cioè una perdita di equilibrio tra i diversi ceppi batterici che compongono il microbiota.

 

Un’altra patologia che interessa l’intestino è la Sindrome da Deficit di DAO (Diamino Ossidasi), un disturbo spesso misconosciuto ma sempre più diffuso, che può causare una grande varietà di sintomi apparentemente non correlati.

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Che cos’è la DAO e perché è così importante

La Diamino Ossidasi (DAO) è un enzima prodotto a livello della mucosa intestinale, la cui funzione è degradare l’istamina alimentare prima che venga assorbita nel sangue.
 

L’istamina è una molecola fisiologica — interviene nella digestione, nella regolazione immunitaria e nel tono dell’umore — ma quando si accumula in eccesso, perché la DAO non funziona correttamente, si trasforma in una causa di infiammazione diffusa.

Sintomi del deficit di DAO

La carenza di questo enzima può manifestarsi in molti modi, tra cui:

  • emicranie e cefalee ricorrenti,
  • orticaria, prurito, ponfi, rossori cutanei,
  • gonfiore, meteorismo, dolori addominali,
  • colite, diarrea o stipsi alternata,
  • tachicardia, palpitazioni, cali di pressione,
  • stanchezza cronica, ansia o insonnia,
  • dolori muscolari, fibromialgia, dismenorrea,
  • peggioramento dei sintomi durante il ciclo mestruale o dopo certi alimenti.

 

Questi disturbi derivano dall’accumulo di istamina nel sangue e nei tessuti, con conseguente infiammazione “cronica” a infiammazione silente e rallentamento metabolico.

Le cause più frequenti del deficit di DAO

  1. Fattori genetici: alcune persone presentano varianti genetiche che riducono l’attività dell’enzima.
  2. Fattori acquisiti: disbiosi intestinale, infiammazione cronica, uso prolungato di antibiotici, antinfiammatori, antiacidi, contraccettivi o antidepressivi.
  3. Interferenze ormonali: estrogeni elevati o dominanza estrogenica, ipotiroidismo, carenza di progesterone.
  4. Stress cronico e cortisolo alto, che alterano la permeabilità intestinale e la produzione enzimatica.

Approccio diagnostico

Durante la visita valuto il quadro clinico complessivo del paziente, integrando:

  • anamnesi alimentare e sintomatologica,
  • test di laboratorio per attività DAO e livelli di istamina plasmatica e urinaria,
  • valutazione della permeabilità intestinale,
  • analisi ormonale e infiammatoria per identificare i fattori di aggravamento.

 

L’obiettivo non è solo confermare la diagnosi, ma comprendere le cause del deficit e impostare una strategia terapeutica realmente personalizzata.

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LA TERAPIA:

dalla diagnosi al piano personalizzato

I miglioramenti più evidenti compaiono in genere dopo 2–3 settimane, con riduzione del gonfiore, miglioramento del sonno e stabilità dell’umore.
Nel tempo, il corpo recupera la capacità di tollerare una maggiore varietà di alimenti e di mantenere bassa la reattività infiammatoria.

Ogni percorso è unico: richiede pazienza, monitoraggio e un lavoro congiunto medico–paziente.
L’obiettivo non è “curare un’intolleranza”, ma ripristinare la fisiologia intestinale e neuroendocrina, restituendo all’organismo la sua naturale capacità di autoregolarsi.

 

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